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Salvatore Rossi, chi è l’istruttore de La Caserma

Sotto rigidi istruttori, il gruppo de La Caserma, sta crescendo: conosciamo meglio uno degli istruttori più duri, Salvatore Rossi.

L’istruttore Salvatore Rossi

Regole rigide, vita da caserma, senza tecnologie né comodità. Dopo il successo del reality Il Collegio, Rai Due sta incassando i buoni risultati de La Caserma. Ventuno ragazzi che seguono un percorso di formazione militare piuttosto rigido, con annessi addestramenti e faticose esercitazioni. Ma anche convivenza e doveri nei confronti dei loro colleghi. I giovani sono diretti da alcuni istruttori professionisti che, gerarchicamente, rispondono all’istruttore capo, Renato Daretti. Tutti sono di estrazione militare, compreso Salvatore Rossi, uno dei volti più noti del programma. Ecco alcune curiosità sul suo conto. 

Nato a Napoli 42 anni fa, Salvatore Rossi è un personal trainer, nonché insegnante di TSJJ (Tactical Survival Ju Jitsu). Rossi è anche un allenatore esperto di ostacoli, di mobilità e di condizionamento del peso corporeo. Il voto del reality di Rai Due è anche un membro della World Raw Powerlifting Federation. Molto attivo sui social, in particolare su Instagram, posta spesso foto con il suo amato pitbull. Ha una grande passione: le moto. 

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Il gruppo protagonista del reality

Contrariamente al suo predecessore, La Caserma non ha alcuna collocazione temporale particolare. Gli autori hanno voluto mettere alla prova un gruppo di Millenial: “Una generazione profondamente matura, capace di leggere la tradizione, proiettarsi nel futuro e ben consapevole di se stessa”. Una sorta di reality di avventura, ma anche un esperimento sociale molto forte. Il gruppo è composto da giovani che vanno tra i 23 e i 18 anni: sono studenti, lavoratori, oppure appartenenti alla categoria Neet. Si tratta di giovani inattivi che non studiano e non lavorano. 

I ragazzi si troveranno ad affrontare prove davvero dure, addestramenti che appartengono realmente alla vita militare. Percorsi ginnici, corse zavorrante camouflage, escursioni in esterna. E poi ancora: arrampicate e spettacolari, e pericolose, traversate di un ponte tibetano. Tutto durerò un mese, ma c’è anche da gestire il gruppo interno, la collaborazione, fare squadra, relazionarsi. L’obiettivo, infatti, è anche sviluppare, come spiegano gli autori, un: “Senso del fare”. 

Marco Signorini

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