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Lino Banfi censurato da Facebook: “Violento e a luci rosse”

Alcune delle più divertenti, e famose, gag e scene dei film di Lino Banfi sono state oscurate da Facebook. Il motivo? Violazione degli standard. Ecco cosa è successo.

Facebook censura Lino Banfi

Un atto, considerato da molti vera e propria censura, che ha scatenato i social in queste ore. La comunità di Facebook, dal titolo Noi che amiamo Lino Banfi official, che radunava oltre 117mila fans dell’attore è stata oscurata. Secondo il noto social, la pagina ha violato di standard di Facebook in merito di violenza e sesso. Ma, assicurano gli utenti e i moderatori della pagina, sono state postate soltanto scene dei film più celebri dell’amato attore pugliese. Come alcuni frame di Fracchia la Belva umana – la famosa canzone suonata alla taverna de Gli Incivili – e altri storici sketch de L’Allenatore nel pallone. 

Scena dal film Fracchia la Belva umana

Ma anche alcune scene della commedia sexy anni ’70, di cui Banfi è stato uno dei maggiori interpreti, rappresenterebbe uno violazione agli standard sui post di natura pornografica. Il gruppo, che oltre a riunire i fans dell’attore si poneva l’obiettivo di far conoscere ai giovani i suoi film, non è più raggiungibile. Dietro questo ban potrebbero esserci delle segnalazioni di altri utenti, oppure gli stessi algoritmi di Facebook. Alcune celebri gag di Banfi, come: “Ti spezzo la noce del capocollo“, sarebbero state segnalate come incitamento alla violenza. 

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La risposta di Lino Banfi

Non si sono fatte attendere le parole di Lino Banfi che ha respinto al mittente le accuse. L’attore ha mostrato un certo dispiacere per la censura attuata nei suoi confronti. Ha spiegato l’attore pugliese:Ci stanno togliendo la possibilità di ridere e far ridere, cosa di cui oggi avremmo un gran bisogno. Per questo dico basta agli eccessi del politicamente corretto. Con queste azioni sono gli stessi censori a risultare ridicoli e stupidi”. 

Banfi si è pronunciato anche sulla famosissima scena del film Fracchia la Belva umana, finita sotto la lente dei riflettori. Ha spiegato: “Nessun gay si è mai sentito offeso da quella canzone. D’altronde, io ho interpretato più volte la parte dell’omosessuale, in modo divertente, qualche volta esasperato. Ma sempre con garbo e tenendomi distante milioni di chilometri dall’omofobia”.

Marco Signorini

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