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Uomini e Donne, salto nel Medioevo: “Per denigrare una donna basta davvero dire che ha fatto sesso?”

Uomini e Donne: un salto nel tempo. E’ come trovarsi catapultati in un secolo trapassato nel quale le donne non hanno diritto a vivere una sessualità libera e appagante.

Uomini e Donne: il Medioevo non è mai terminato

Che piaccia o meno, Uomini e Donne mette a nudo i comportamenti, i vezzi e i vizi degli italiani.  La vicenda che ha scosso parte dell’opinione pubblica e che impone una cauta riflessione vede come protagonisti un bel signore sui 60, il cui nome è Giancarlo e una donna affascinante il cui nome, rimanda all’immagine dell’alba, Aurora.

La signora, ha dovuto fare i conti con il bigottismo dilagante, con il perbenismo, con una finta moralità che le ha imposto di aprire gli occhi ed affrontare una dura realtà. Quello che credeva essere un uomo su quale poter contare, fidarsi ed affidarsi l’ha invece tradita nel modo più meschino che possa esistere: offendendo la sua dignità di persona. Il bel Giancarlo “armato” di telefono, ha cercato di infangare la reputazione della donna, minacciandola di diffondere alcuni filini intimi, dai quali secondo il suo retrogrado pensiero, emerge chiara l’amoralità e la dissolutezza della signora.

Gianni e Tina: triste sorpresa

E’ opportuno chiarire preliminarmente un concetto: l’offesa di cui Aurora, la protagonista della triste vicenda è vittima, non consiste nell’esistenza o meno di filmini, ma nella difesa che ha dovuto mettere in piedi per allontanare le accuse. Accusata, si ma di cosa? Di aver vissuto dei momenti di intimità con un uomo che le piaceva? Di fatto poi, dei video tanto decantati, non c’è alcuna traccia. E di questo siamo certi, perché i due opinionisti del dating show di Maria De Filippi, Gianni e Tina, visibilmente concitati per la situazione, hanno controllato meticolosamente il cellulare di Giancarlo, con l’evidente speranza di trovare “prove” della viziosità della povera malcapitata, costretta a scontrarsi con l’ottusità dilagante.

Ma la faccenda, seppur triste impone di focalizzare l’attenzione su un particolare drammatico: in Italia, per denigrare una donna basta dire al mondo intero che ha fatto del sesso. Come se l’etica di una persona si misurasse dal numero di volte in cui fa l’amore, come se il sesso sporcasse l’immagine “sacra” che ancora si attribuisce alle donne e che purtroppo è da difficile da scrollare.

La lotta al reverenge porn

La lotta al revenge porn è neonata, ma non potrà mai dirsi realmente vincente se serpeggiano ancora pregiudizi e tabù sulla sessualità femminile. Lo scempio  a cui tutta l’Italia ha assistito impone una sola reazione: indignazione e non certo ilarità. Indignazione non perché una donna, libera e consenziente abbia deciso di girare un filmino, ma riprovazione nei confronti di chi ancora tenta di utilizzare il sesso come elemento probante per crocifiggere l’essenza femminile.

 

Luisa Maria Ciccotti

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