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Il Movimento 5 Stelle perde sul filo del rasoio il ballottaggio di Asti

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Sono state delle elezioni amministrative davvero molto dure, almeno al primo turno, quelle che hanno interessato il Movimento 5 Stelle ed in particolare, è stata proprio la città di Asti a mettere in ginocchio il partito di Beppe Grillo. Infatti, il Movimento 5 Stelle è andato sotto di appena 13 voti ad Asti e di conseguenza, è stato costretto a rinunciare direttamente al ballottaggio e quindi non potrà festeggiare la vittoria al primo turno, né tanto meno al secondo turno così come aveva sperato. Solo il centrodestra ed il centro sinistra l prossimo 25 giugno andranno ad affrontare la seconda ondata di votazioni per cercare di accaparrarsi la poltrona numero uno di Palazzo di Città.

Inizialmente, tutto faceva ben presagire rispetto alla possibilità di ottenere facilmente la fascia da sindaco senza dover attraversare le due tornate elettorali. Infatti, per una manciata di preferenze il centro-destra ed il centro-sinistra si sfideranno in un faccia a faccia.

Niente da fare quindi per il favorito, Movimento 5 Stelle che sembrava essere destinato ad andare al ballottaggio quando invece alla fine, per una manciata di preferenze, il passaggio del turno è stato decretato per la candidata del Partito Democratico, ovvero Angela Motta che ha ottenuto 5093 preferenze contro le 5080 invece del candidato del Movimento 5 Stelle Massimo Cerruti. Un vero e proprio testa a testa fino all’ultimo voto che è arrivato con una vera e propria bandiera bianca per i grillini che sono stati costretti ad uscire fuori dalla competizione con non poco rammarico, viste le grandi speranze che avevano riposto in questa città. Come già accennato, si tratta di una competizione elettorale, quella delle amministrative, che non è andata proprio a favore del Movimento 5 Stelle e di conseguenza, adesso non resterà altro che cercare di rimediare con le elezioni politiche dove i cinque stelle sembrano avere invece più peso e soprattutto, più forza rispetto invece alle zone cittadine dove i movimenti non sono così radicati come si sperava dal vertice.